Pro Loco "Casali del Carolino"

 
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l'Associazione

La Pro Loco Casali del Carolino è nata come associazione volontaria senza scopo di lucro, ma con rilevanza pubblica, con finalità di promozione sociale, turistica, di valorizzazione di realtà e di potenzialità naturalistiche, culturali, storiche, artistiche, demoetnoantropologiche ed enogastronomiche della fascia pedemontana e pre-pedemontana del comune di Caserta, storicamente interessata dalla realizzazione della parte terminale dell’Acquedotto Carolino, opera dell’architetto Luigi Vanvitelli (1700-1773) progettato a partire dal 1751 e realizzato tra il 1753 ed il 1769 per volontà di Carlo di Borbone, allora Re delle Due Sicilie (e che diverrà, poi, Carlo III di Spagna).

In tale area si trovano le frazioni del comune di Caserta di: Aldifreda, Briano, Casolla, Centurano, Ercole, Falciano, Garzano, Mezzano, Piedimonte di Casolla, Puccianiello, Sala, San Benedetto, San Clemente, Santa Barbara, Staturano, Tredici e Tuoro e la zona inglobata nell’attuale perimetro urbano di Caserta anticamente identificata come Starza e coincidente con le zone del Ciaurro, del Collemozzo, dell’Inserto e della Petrarella. Si tratta di località limitrofe che, nei secoli, hanno sviluppato interrelazioni economiche e socio culturali che, per gran parte conservate sino ad oggi, continuano a resistere all’incessante avanzare del processo di globalizzazione culturale.

Varie sono le origini storiche delle singole frazioni. Le più antiche si distinguono per un’origine romana – Centurano, Ercole, Staturano, San Clemente e Tredici – risalente al tempo della centuriazione capuana; i casali si sarebbero sviluppati a partire dall’aggregazione intorno a grandi fattorie (le villae) o da luoghi di incrocio tra i diversi lotti agricoli (le centuriae, da cui deriverebbe il nome di ‘Centurano’). Altre frazioni, altomedievali, rappresentano, talvolta, centri abitati di natura autoctona – Casolla, Garzano, Mezzano e Piedimonte di Casolla – nati, probabilmente, in seguito alla distruzione della città romana di Calatia, compiuta da Pandone il Rapace nell’876, talvolta, invece, centri di nuovo impianto creati per motivi difensivi o come colonie agricole dagli stessi Longobardi – Briano, Sala, Puccianiello e Tuoro. Al basso medioevo risale, invece, il borgo di Aldifreda mentre rinascimentali sono i casali di Falciano e Santa Barbara.

Titolazione

La titolazione della Pro Loco sotto il nome di ‘Casali del Carolino’ intende rappresentare adeguatamente sotto un’unica insegna l’intera zona da essa interessata.

Da un lato i motivi di questa titolazione si legano, attraverso l’uso del sostantivo ‘casale’, alla valenza storica individuale ed indissolubile di ognuna delle attuali frazioni del Comune di Caserta rappresentate. Il termine ‘casale’, di origine più antica dell’oggi utilizzato ‘frazione’ – importato nella toponomastica meridionale dopo l’unità d’Italia –, rappresentava l’unità minima comunitariamente abitata, solitamente identificata con l’area di pertinenza di una singola parrocchia – di cui il casale conserva, di solito, il titolante come proprio patrono – che veniva a costituire i ‘quartieri’ anch’essi rinominati in ‘delegazioni’ – sempre dopo la detta unità d’Italia – ed aventi, allora, sostanzialmente la stessa funzione di decentramento amministrativo che ha oggi quest’ultimo organo comunale.

Prova dell’utilizzo del termine ’casale’ in merito alle località interessate dalla scrivente Pro Loco si ritrova nei volumi delle “Memorie istoriche della Città di Caserta” e delle “Memorie ecclesiastiche della Città di Caserta”, entrambi opera dell’abate medico Crescenzo Esperti – originario del borgo di Briano – e pubblicati in Napoli rispettivamente nel 1773 e 1775.

Dall’altro lato si vuole identificare attraverso l’accezione ‘del Carolino’ non solo l’importanza che la costruzione di questo acquedotto ha rivestito con la sua fornitura per queste borgate – sia per l’aumento della qualità della vita, sia per aver permesso una forma di primitivo sviluppo industriale e di evoluzione nel campo dell’agricoltura – ma anche ricalcare l’antica rinomanza delle zone, solcate da acque «sorgive molto buone e salutifere» come ebbe a scrivere il citato Crescenzio Esperti.

potenzialità e risorse dei Casali del Carolino

L’area dei Casali del Carolino si presenta doppiamente interessante sotto un punto di vista di promozione e valorizzazione turistica. Si presenta anzitutto interessante per un valore proprio: l’intera area è costellata di opere d’arte, non adeguatamente valorizzate, e di interessanti espressioni di valori demoetnoantropologici ed enogastronomici.

Tra queste opere è doveroso segnalare l’Abbazia di San Pietro ad Montes e la Chiesa di San Rufo Vescovo e Martire site in Piedimonte di Casolla, entrambe dell’XI secolo, il Convento dei Cappuccini sito in Briano, XVI secolo, il settecentesco Complesso di Santa Lucia in Centurano, la Parrocchiale di San Benedetto nell’omonima località, la neogotica Parrocchiale della Madonna delle Grazie in Vaccheria e la Chiesa di San Francesco di Paola ad Ercole alle quali si aggiungono le eccezionali costruzioni delle “collère”, nella frazione di Casolla: antiche fabbriche settecentesche per la produzione della colla, unico ed irripetibile esempio di archeologia industriale della zona. La potenzialità non sfruttata di queste risorse potrebbe rappresentare un ottimo polo d’attrazione per un turismo “oltre la Reggia” che, a tutt’oggi, a Caserta risulta solo marginalmente analizzato.

I luoghi si presentano, allo stesso tempo, interessanti per le produzioni enogastronomiche. Tra queste: carne, latte e derivati di pecora e capra, derivati del maiale e del manzo, polli, conigli, fagiani, e carne di cinghiale; olio, fichi, fichi d’india, ciliegie, noci, uva e vino (soprattutto fragolino). Interessante anche la lavorazione della seta e del cotone, la produzione della lana. Numerosi anche i dolci: le massaie del carolino si distinguono nella produzione casereccia di dolci della migliore tradizione della pasticceria napoletana, specialmente nelle “chiacchiere” o “guanti” (caratteristici ed onnipresenti nei momenti di festa familiare), oltre a liquori, rosoli e mistrà e pane e pasta fatti in casa. Tra i piatti tipici locali spiccano certamente le “pettule e fasuli” sotto una locale interessante e particolare variante della versione originale napoletana. Ancora le Signore di queste borgate danno dimostrazione di eccezionali capacità manuali nella realizzazione di stupendi ed elaborati ricami, che fanno gran mostra di sé in occasione della festa del Corpus Domini.

Le risorse demoetnoantropologiche sono sia di ordine folklorico, con le varie manifestazioni e farse carnevalesche del Cavalier Turchino, della Brunetta e del “laccio d’ammore”, che religioso, con le rappresentazioni sacre della Tragedia di Cristo, di San Lorenzo e di San Vito e con i segni di devozione religiosa, tra sacro ed ancestrale profano, che si manifestano con i “saluti” offerti dalle varie Confraternite ed Arciconfraternite della zona ai Santi patroni al termine delle processioni, di cui ognuna conserva gelosamente il proprio rito, tramandato di padre in figlio.

L’area presenta anche una valenza turistica “addotta”. Il congestionamento della Città di Caserta rende, infatti, difficile la progettazione e realizzazione di un adeguato piano turistico. La particolare posizione dei Casali del Carolino, fuori dall’affollato e caotico centro cittadino, si presenta naturalmente destinata ad ospitare attrezzature di ricezione turistica orientate sia ad un turismo per la Città di Caserta e le aree limitrofe, che per un turismo proprio anche naturalistico e sportivo-naturalistico.